BOTA FÉ METTI FEDE

 GMG IL Papa ai Giovani: «BOTA FÉ, METTI FEDE»

Sabato 31 marzo

 33Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Nel buio dei nostri pensieri, dei nostri problemi, abbiamo sempre Gesù su cui contare. Lui ci ha dimostrato non solo a parole, ma con i fatti, che dobbiamo fidarci di Dio anche nei momenti in cui ci sentiamo soli e abbandonati perché dopo la morte viene la vita, dopo il buio arriva la luce. È la nostra certezza. È questa la nostra fede.

 Buona Pasqua

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Giovedì 29 marzo

 32Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!

 Da sempre l’uomo è scettico e ha bisogno di prove tangibili per credere. Vivere la fede significa invece affidarsi, fidarsi, aprire il cuore a Dio senza ricercare continuamente conferme e dimostrazioni.

 In questo Triduo pasquale trovo il tempo di fare silenzio e adorazione per aprire il mio cuore al Padre

 (domani digiuno tecnologico dalle 00:00 alle 24:00)

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Mercoledì 28 marzo

 31..«Ha salvato altri e non può salvare se stesso!»

Gesù si dona a noi con tutto sé stesso, non pensa a salvarsi come ci si aspetterebbe seguendo la logica umana. Lui chiede anche a noi di guardare il prossimo con i Suoi occhi.

 Siamo capaci di farlo anche con le persone con le quali non ci sentiamo in sintonia?

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Martedì 27 marzo

 26La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei» […] 29Quelli che passavano di là lo insultavano  […] 31Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui  […] E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

 A volte tendiamo a respingere quello che non comprendiamo, o ad assumere un atteggiamento provocatorio e sarcastico per non far vedere agli altri che non siamo in grado di comprendere una cosa più grande di noi.

 Abbiamo voglia, siamo capaci di testimoniare la nostra fede anche quando si tratta di andare controcorrente?

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Lunedì 26 marzo

 21Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene.

 La croce va accettata, portata, sopportata, anche quando sembra troppo pesante per le nostre spalle.

Se ci guardiamo intorno, però, c’è sempre qualcuno che è disposto a condividere la nostra croce. Gesù prende con noi e per noi la nostra croce e ci accompagna passo dopo passo, non siamo mai soli.

 Anche noi siamo disposti a portare la croce dei nostri fratelli?

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Domenica 25 marzo - VI domenica di Quaresima

Mc 15, 21-37

21Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 22Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», 23e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 24Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. 25Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». 27Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. 29Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, 30salva te stesso scendendo dalla croce!». 31Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 32ll Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. 33Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 35Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». 36Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». 37Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

 Appuntamento questa sera ore 19:00 in oratorio per la Lectio condivisa

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SABATO 24 MARZO

“ bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. GV14 , 31


Questo "come" ci interpella.
Il "come" ci porta alla necessità di rintracciare lo stile, la modalità e anche la misura dell'amore del Figlio e, prima ancora, del Padre.
Gesù ha fatto le cose alla maniera del Padre, nel Suo stesso modo; anche noi siamo chiamati ad agire e ad essere "come" Padre e Figlio.
Il "come" del Figlio ci parla attraverso 3 grandi insegnamenti


1. è l'obbedienza:
Il Figlio è venuto liberamente e liberamente ha donato la vita per noi ma, essendo Parola Del Padre, altro non ha detto e fatto se non quello che il Padre ha progettato per la salvezza dell uomo.

2. è quello della fiducia: il Figlio, agendo "come" il Padre ha dimostrato di nutrire, fiducia nell'essere umano. Gli ha offerto una seconda possibilità. Gesù si è fidato del Padre, e come Dio ha "scommesso" sugli uomini, dando loro un anticipo di fiducia, offrendo la riconciliazione, facendo il primo passo...

3.è quello dell'amore: il Figlio, nel suo operare "come" il Padre ha lasciato che lo Spirito Santo colmasse di amore tutti i Suoi gesti umani, incontrando tutti coloro che si lasciano incontrare dall Amore di Cristo.

    

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 Mercoledì  21/3  
 

"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi." GV 14, 27

Nel mondo la pace è sempre molto fragile: ce ne accorgiamo ogni giorno. Spesso la pace nel mondo è frutto di un compromesso, di una tolleranza, di un accordo... non di amore sincero l'uno per l'altro, gli uni per gli altri. Il Signore ci dona la pace ad un livello diverso, ad una profondità tale che nulla di esterno può scalfirla. E' la pace del cuore. Consiste nell'essere in pace dentro noi stessi. Tutto ciò è un dono grande.                

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