PARROCCHIA SACRA FAMIGLIA IN ROGOREDO

GRUPPO FAMIGLIE PARROCCHIALE   

  IV incontro - “Amoris Laetitia” -  capitolo IV parte I -  con i fidanzati del 28/1

 

Qui di seguito trovate lo schema dell’incontro comune anche con i fidanzati  in occasione della Festa della Famiglia. Inoltre vi ho già preparato - di seguito - anche il materiale per incontro di febbraio dove affronteremo al II parte del cap. 4 di AL

Preghiera d’inizio

Gesù, Maria e Giuseppe,

in voi contempliamo

lo splendore dell'amore vero,

a voi con fiducia ci rivolgiamo.

 

Santa Famiglia di Nazareth,

rendi anche le nostre famiglie

luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,

autentiche scuole del Vangelo

e piccole Chiese domestiche.

 

Santa Famiglia di Nazareth,

mai più nelle famiglie si faccia esperienza

di violenza, chiusura e divisione:

chiunque è stato ferito o scandalizzato

conosca presto consolazione e guarigione

 

Gesù, Maria e Giuseppe,

ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen

 


LETTURA

Testo dalla lettera di San Paolo ai Corinzi :

« La carità è paziente,

benevola è la carità;

non è invidiosa,

non si vanta,

non si gonfia d’orgoglio,

non manca di rispetto,

non cerca il proprio interesse,

non si adira,

non tiene conto del male ricevuto,

non gode dell’ingiustizia

ma si rallegra della verità.

Tutto scusa,

tutto crede,

tutto spera,

tutto sopporta » (1 Cor 13,4-7)

 

 

Presentazione e introduzione al momento di confronto scambio …

Uno dei ”cuori“ pulsanti  dell’ “Amoris Laetitia” di Papa Francesco è il capitolo 4 che si apre con l’inno di S. Paolo all’amore che abbiamo appena ascoltato, uno dei testi più scelti dagli sposi per le letture del loro  matrimonio.  Il Papa lo rilegge infatti in  relazione all’amore coniugale. Il capitolo IV della AL è,  a tutti gli effetti,  un piccolo sunto del  matrimonio e della vita amorosa ad uso delle una coppie cristiane. In esso viene riversata davvero tutta la sapienza  della Chiesa sulla sponsalità. Si trovano anche moltissimi i richiami alle precedenti encicliche sul tema ed in particolare ai predecessori diretti di Papa Francesco, cioè Benedetto XVI e San Giovanni Paolo II.

Nella prima parte – dalla quale partiremo noi per il confronto di oggi tra coppie sposate e fidanzati, il testo si propone di spiegare le apparentemente semplici parole di San Paolo costruendo, a partire da esse, una profonda riflessione su come devono essere le relazioni tra gli sposi alla luce del pensiero paolino. Un commentatore lo ha descritto così E’ – a tutti gli effetti – il manuale per gli sposi e per i pastori che accompagnano gli sposi nel loro percorso di vita, sia nei corsi prematrimoniali ma, anche dopo e durante la vita coniugale… “ Per cui nulla di più indicato per il nostro incontro di oggi.

 

Per aiutare il confronto tra di noi nella seconda parte dell’incontro proviamo a riprendere i diversi aspetti del testo di Paolo così come li ripropone il Papa ad uso delle coppie:

 

Si comincia con la pazienza:

    [92] Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira.

Segue …la benevolenza…

    [93] Paolo vuole mettere in chiaro che la “pazienza” nominata al primo posto non è un atteggiamento totalmente passivo, bensì è accompagnata da un’attività, da una reazione dinamica e creativa nei confronti degli altri. Indica che l’amore fa del bene agli altri e li promuove. Perciò si traduce come “benevola”

…si invita a fuggire la gelosia…

    [95] si rifiuta come contrario all’amore un atteggiamento espresso con il termine zelos (gelosia o invidia). Significa che nell’amore non c’è posto per il provare “dispiacere” a causa del bene/ successo dell’altro. L’invidia è una tristezza per il bene altrui che dimostra che non ci interessa la felicità degli altri, poiché siamo esclusivamente concentrati sul nostro benessere. Il vero amore apprezza i successi degli altri, non li sente come una minaccia, e si libera del sapore amaro dell’invidia. Accetta il fatto che ognuno ha doni differenti e strade diverse nella vita.

   [96] L’amore invece ci porta a un sincero apprezzamento di ciascun essere umano, riconoscendo il suo diritto alla felicità e alla realizzazione di se in primo luogo nei confronti dell’amato / amata. Forse ci si aspettava qualcosa sulla gelosia intesa come sentimento legato alla esclusività del rapporto… Ma il Papa non ha letto in questo senso il testo di Paolo.

…non si vanta e non si gonfia d’orgoglio….

    [97] Chi ama, non solo evita di parlare troppo di sé stesso, ma inoltre, poiché è centrato negli altri, sa “stare al suo posto”, senza pretendere di stare sempre al centro dell’attenzione del mondo intero.

    [98] Gesù ricordava ai suoi discepoli che nel mondo del potere ciascuno cerca di dominare l’altro, e per questo dice loro: « tra voi non sarà così » (Mt 20,26). La logica dell’amore cristiano non è quella di chi si sente superiore agli altri e ha bisogno di far loro sentire il suo potere, ma quella per cui « chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore » (Mt 20,27). Nella vita familiare non può regnare la logica del dominio degli uni sugli altri, o la competizione per vedere chi è più intelligente o potente, perché tale logica fa venir meno l’amore. Vale anche per la famiglia questo consiglio: « Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili » (1 Pt 5,5).

…non manca di rispetto… ( oggi è questione molto attuale !!! )

    [99] l’amore non opera in maniera rude, non agisce in modo scortese, non è duro nel tratto. I suoi modi, le sue parole, i suoi gesti, sono gradevoli e non aspri o rigidi e tantomeno possessivi e violenti. ( e qui forse la gelosia c’ entra …) La cortesia « è una scuola di sensibilità e disinteresse » che esige dalla persona che « coltivi la sua mente e i suoi sensi, che impari ad ascoltare, a parlare e in certi momenti a tacere ». Essere amabile non è uno stile che un cristiano possa scegliere o rifiutare: è parte delle esigenze irrinunciabili dell’amore perciò… ogni giorno, « entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte “ordinariamente” della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. […] E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore ».

    [100] Chi ama è capace di dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano. Vediamo, per esempio, alcune parole che Gesù diceva alle persone: « Coraggio figlio! » (Mt 9,2). « Grande è la tua fede! » (Mt 15,28). « Alzati! » (Mc 5,41). « Va’ in pace » (Lc 7,50). « Non abbiate paura » (Mt 14,27). Non sono parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano. Nella famiglia bisogna imparare questo linguaggio amabile di Gesù.

…non cerca il suo interesse…

    [101] Il Papa lo chiama anche “distacco generoso“. L’amore “non cerca il proprio interesse”, o “non cerca quello che è suo”. Questa espressione è usata pure in un altro testo da Paolo:« Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri » (Fil 2,4). Davanti ad un’affermazione così chiara delle Scritture, bisogna evitare di attribuire priorità all’amore per sé stessi come se fosse più nobile del dono di sé stessi agli altri. Una certa priorità dell’amore per sé stessi può intendersi solamente come una condizione psicologica, in quanto chi è incapace di amare sé stesso incontra difficoltà ad amare gli altri: « Chi è cattivo con sé stesso con chi sarà buono? […] Nessuno è peggiore di chi danneggia sé stesso » (Sir 14,5-6).

…non tiene conto del male ricevuto...

    [103] L’indignazione in se è sana quando ci porta a reagire di fronte a una grave ingiustizia, ma è dannosa quando tende ad impregnare tutti i nostri atteggiamenti verso gli altri. Anche perché è facile essere giudici ma è difficile giudicarsi o lasciarsi giudicare su propri errori.

    [104] Il Vangelo invita piuttosto a guardare la trave nel proprio occhio (cfr Mt 7,5), e come cristiani non possiamo ignorare il costante invito della Parola di Dio a non alimentare l’ira: « Non lasciarti vincere dal male » (Rm 12,21). « E non stanchiamoci di fare il bene » (Gal 6,9). Una cosa è sentire la forza dell’aggressività che erompe e altra cosa è acconsentire ad essa, lasciare che diventi un atteggiamento permanente: « Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira”

Ecco allora un preziosissimo consiglio per tutti : Non bisogna mai finire la giornata senza fare pace in famiglia. « E come devo fare la pace? Mettermi in ginocchio? No! Soltanto un piccolo gesto, una cosina così, e l’armonia familiare torna. Basta una carezza, senza parole. Ma mai finire la giornata in famiglia senza fare la pace! »

La chiave di volta di tutto il sistema non può alla fine che essere il perdono, che non è “lasciar correre” ma un atteggiamento interiore che parte da una conversione interiore.     

    [106] Quando siamo stati offesi o delusi, il perdono è possibile e auspicabile, ma nessuno dice che sia facile. La verità è che « la comunione familiare può essere conservata e perfezionata solo con un grande spirito di sacrificio. Esige, infatti, una pronta e generosa disponibilità di tutti e di ciascuno alla comprensione, alla tolleranza, al perdono, alla riconciliazione. Nessuna famiglia ignora come l’egoismo, il disaccordo, le tensioni, i conflitti aggrediscano violentemente e a volte colpiscano mortalmente la propria comunione: di qui le molteplici e varie forme di divisione nella vita familiare ».

    [107] Oggi sappiamo che per poter perdonare abbiamo bisogno di passare attraverso l’esperienza liberante di comprendere e perdonare noi stessi. Tante volte i nostri sbagli, o lo sguardo critico delle persone che amiamo, ci hanno fatto perdere l’affetto verso noi stessi. Questo ci induce alla fine a guardarci dagli altri, a fuggire dall’affetto, a riempirci di paure nelle relazioni interpersonali. Dunque, poter incolpare gli altri si trasforma in un falso sollievo. C’è bisogno di pregare con la propria storia, di accettare sé stessi, di saper convivere con i propri limiti, e anche di perdonarsi, per poter avere questo medesimo atteggiamento verso gli altri.

    [108]  Ma questo presuppone l’esperienza squisitamente cristiana di ”di essere perdonati da Dio”, giustificati gratuitamente e non per i nostri meriti. Siamo stati raggiunti da un amore previo ad ogni nostra opera, che offre sempre una nuova opportunità, promuove e stimola. Se accettiamo che l’amore di Dio è senza condizioni, che l’affetto del Padre non si deve comprare né pagare, allora potremo amare al di là di tutto, perdonare gli altri anche quando sono stati ingiusti con noi. Diversamente, la nostra vita in famiglia cesserà di essere un luogo di comprensione, accompagnamento e stimolo, e sarà uno spazio di tensione permanente e di reciproco castigo.

Infine il n 111 del capitolo 4 di Amoris Laetitia ci spiega come:

    L’elenco si completa con quattro espressioni che parlano di una totalità: “tutto”. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. In questo modo, si sottolinea con forza il dinamismo contro-culturale dell’amore, capace di far fronte a qualsiasi cosa lo possa minacciare...

 

E noi cosa pensiamo di ciò che il Papa ha voluto qui proporci ? Da fidanzati, da sposati ci pare “sostenibile” una visione così ? Quali aspetti condividiamo e abbiamo spesso sperimentato nella nostra vita di coppia ?

Quali ci paiono “sogno” irrealizzabile e perché ?

Il fatto del credere come interagisce con questo modo di intendere la relazione coniugale? Una forma di vita insieme così intesa può prescindere dalla fede ?

Scrive infatti il Papa al n 163 “Nulla di questo è possibile se non si invoca lo Spirito Santo, se non si grida ogni giorno chiedendo la sua grazia, se non si cerca la sua forza soprannaturale, se non gli si richiede ansiosamente che effonda il suo fuoco sopra il nostro amore per rafforzarlo, orientarlo e trasformarlo in ogni nuova situazione.

Siamo d’accordo oppure no ?

 

Pausa

 

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