Foglio delle Campane di Rogoredo
Comunicazione di Formazione Religiosa
 
foglio domenicale

 

DOMENICA DELLA DIVINA CLEMENZA

Domenica scorsa con il messaggio del Santo Padre per la Giornata del Malato, riportato sul Foglio delle Campane, abbiamo iniziato la nostra riflessione sulla cura e l’attenzione verso i nostri fratelli infermi e anziani.

 

Dopo aver vissuto insieme nella nostra Chiesa il S. Rosario, la S. Messa e la solenne Benedizione Eucaristica, come si usa fare a Lourdes, santuario caro a tantissimi della nostra comunità; dopo aver fatto festa in oratorio con i fratelli e le sorelle presenti; dopo aver celebrato la memoria liturgica della prima apparizione della Madonna a Santa Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle martedì 11 febbraio; concludiamo con il breve intervento del nostro Arcivescovo Mario Delpini al convegno organizzato dalla Pastorale sanitaria diocesana.

 

INTERVENTO DI Monsignor MARIO DELPINI al convegno  diocesano della GIORNATA DEL MALATO

 Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi” (Mt 11,28)

1.La situazione.

La situazione del malato è interpretata dal titolo del messaggio del Papa con due tratti che Gesù riconosce come situazione umana generale: affaticati e oppressi.

Affaticati: è la condizione di stanchezza. Il malato è stanco perché la condizione della malattia comporta aspetti come il tempo, la mancanza di riposo anche se si sta a letto tutto il giorno, la fatica fisica imposta dalle cure, la debolezza imposta dalla malattia e dalle terapie.

Oppressi: è la condizione di angoscia per la propria situazione e per le prospettive enigmatiche, per la mortificazione che la situazione impone isolando dalla famiglia, per chi ce l’ha, dalle persone care, dagli ambienti e i ritmi ai quali si era abituati.

 

2.La situazione può essere tentazione.

La situazione del malato, come ogni condizione umana, conosce le tentazioni.

Il nemico può indurre al ripiegamento su di sé, alla depressione, all’isolamento.

Il nemico può indurre al risentimento verso Dio.

Il nemico può indurre all’aggressività verso il personale sanitario, verso coloro che condividono la condizione di malattia in ospedale, coloro che assistono a domicilio.

3.La situazione può essere occasione.

La situazione di malattia può essere occasione, tempo propizio per la salvezza, la santità, la carità.

La salvezza viene da Dio: venite!

Gesù sta alla porta e bussa, anche durante la malattia. E le parole del Vangelo possono risuonare in modo mai sperimentato prima. La voce di Gesù chiama a percorsi di fede: la Parola che chiama, la libertà che risponde, la relazione che ne nasce, verso la comunione. Il malato riceve l’annunciazione che lo distoglie dal ripiegamento su di sé, lo apre a una conoscenza nuova di Gesù e di se stesso: “Chi sono veramente? Che cosa è veramente importante? Chi sei tu, Signore?”

La santità è riposo: e io vi darò ristoro (Mt 11,28).

La relazione con Gesù è l’ingresso nella comunione che rende santi, perché più docili allo Spirito Santo. Ci sono santità eroiche in cui sembra che il protagonista sia la personalità dell’uomo e della donna che si venerano sugli altari e di cui si ammirano opere meravigliose. Ma è sempre lo Spirito di Dio che opera.

Ci sono forme di santità che sono vissute nella debolezza e che rivelano in modo più evidente l’opera di Dio: in particolare impressiona la serenità, la testimonianza di speranza di vita eterna, la pratica della carità nella sollecitudine verso gli altri.

La carità rivela la gloria di Dio.

Nella condizione del malato si contempla che la terra è piena della gloria di Dio. La gloria di Dio è l’amore che rende capace di amare. Non c’è nessuna condizione, non c’è nessuna situazione da cui sia assente l’amore che rende capaci di amare, cioè lo Spirito Santo. Ne sono rivelazione i malati, il personale sanitario, preti, diaconi, consacrati e consacrate che offrono assistenza spirituale, volontari che esprimono la solidarietà con i più diversi servizi.

 

+Mario Delpini 8 febbraio 2020

QUERIDA AMAZONIA –  ESORTAZIONE POST-SINODALE

Giovedì 13 febbraio è stata pubblicata l’esortazione di papa Francesco al termine dei lavori sul Sinodo per l’Amazzonia.

Nel festone di Maria Ausiliatrice dell’anno passato, ci siamo lasciati provocare dal PIME su questo tema con un concerto e un intera domenica animata. Ora accogliamo l’esortazione del Santo Padre attraverso una sintesi proposta dal sito della nostra diocesi:

                «Alle operazioni economiche, nazionali e internazionali, che danneggiano l’Amazzonia e non rispettano il diritto dei popoli originari al territorio e alla sua demarcazione, all’autodeterminazione e al previo consenso, occorre dare il nome che a loro spetta: ingiustizia e crimine». Lo scrive il Papa nell’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, in cui Francesco ricorda che «dagli ultimi decenni del secolo scorso l’Amazzonia è stata presentata come un enorme spazio vuoto da occupare, come una ricchezza grezza da elaborare, come un’immensità selvaggia da addomesticare», ignorando «i diritti dei popoli originari, come se non esistessero, o come se le terre in cui abitano non appartenessero a loro. Quando alcune aziende assetate di facili guadagni si appropriano dei terreni e arrivano a privatizzare perfino l’acqua potabile, o quando le autorità danno il via libera alle industrie del legname, a progetti minerari o petroliferi e ad altre attività che devastano le foreste e inquinano l’ambiente, si trasformano indebitamente i rapporti economici e diventano uno strumento che uccide».

La denuncia del Papa: «È abituale ricorrere a mezzi estranei a ogni etica, come sanzionare le proteste e addirittura togliere la vita agli indigeni che si oppongono ai progetti, provocare intenzionalmente incendi nelle foreste, o corrompere politici e gli stessi indigeni». Tutto ciò «è accompagnato da gravi violazioni dei diritti umani e da nuove schiavitù che colpiscono specialmente le donne, dalla peste del narcotraffico che cerca di sottomettere gli indigeni, o dalla tratta di persone che approfitta di coloro che sono stati scacciati dal loro contesto culturale». «Non possiamo permettere che la globalizzazione diventi un nuovo tipo di colonialismo», l’appello del Papa, secondo il quale «bisogna indignarsi» per “un passato vergognoso”.

Perdono per i missionari che non sono stati «a fianco degli oppressi»

«Non possiamo negare che il grano si è mescolato con la zizzania e che non sempre i missionari sono stati a fianco degli oppressi», è il mea culpa del Papa. «Me ne vergogno e ancora una volta chiedo umilmente perdono – prosegue Francesco – non solo per le offese della Chiesa stessa, ma per i crimini contro i popoli indigeni durante la cosiddetta conquista dell’America e per gli atroci crimini che seguirono attraverso tuta la storia dell’Amazzonia». «Ci incoraggi ricordare che, in mezzo a gravi eccessi della colonizzazione dell’Amazzonia, piena di contraddizioni e lacerazioni, molti missionari sono giunti là con il Vangelo, lasciando i propri Paesi e accettando una vita austera e impegnativa vicino ai più indifesi. Sappiamo che non tutti sono stati esemplari, ma il lavoro di quelli che si sono mantenuti fedeli al Vangelo ha anche ispirato una legislazione come le Leggi delle Indie che proteggevano la dignità degli indigeni contro i soprusi ai loro popoli e territori».

Membri «parte della rete di corruzione»

«Non possiamo escludere che membri della Chiesa siano stati parte della rete di corruzione, a volte fino al punto di accettare di mantenere il silenzio in cambio di aiuti economici per le opere ecclesiali», scrive il Papa, che esorta – sulla scorta delle proposte arrivate al Sinodo dello scorso ottobre – a «prestare particolare attenzione all’origine delle donazioni o di altri tipi di benefici, così come agli investimenti fatti dalle istituzioni ecclesiastiche o dai cristiani». Al contrario, l’Amazzonia «dovrebbe diventare un luogo di dialogo sociale, specialmente tra i diversi popoli originari, per trovare forme di comunione e di lotta congiunta», dialogando innanzitutto «con gli ultimi», che per Francesco «non sono interlocutori qualsiasi», ma «i principali interlocutori, dai quali anzitutto dobbiamo imparare, che dobbiamo ascoltare per un dovere di giustizia e ai quali dobbiamo chiedere permesso per poter presentare le nostre proposte».

«L’equilibrio planetario dipende anche dalla salute dell’Amazzonia»

«L’equilibrio planetario dipende anche dalla salute dell’Amazzonia», ribadisce il Papa, facendo presente che «il grido dell’Amazzonia raggiunge tutti, perché l’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente: l’ambiente come “risorsa” rischia di minacciare l’ambiente come “casa”». «L’interesse di poche imprese potenti non dovrebbe esser messo al di sopra del bene dell’Amazzonia e dell’intera umanità», il grido del Papa, secondo il quale «la soluzione non sta in una internazionalizzazione dell’Amazzonia», in nome degli «enormi interessi economici internazionali», oltre che di quelli di imprenditori e politici locali. In questo contesto, «diventa più grave la responsabilità dei governi nazionali» e risulta «lodevole l’impegno di organismi internazionali e di organizzazioni della società civile che sensibilizzano le popolazioni e cooperano in modo critico, anche utilizzando legittimi sistemi di pressione, affinché ogni governo adempia il proprio e non delegabile dovere di preservare l’ambiente e le risorse naturali del proprio Paese, senza vendersi a ambigui interessi locali o internazionali».

(..segue nel prossimo numero)

 

 

 

“La Bibbia in pillole”

 curiosità bibliche  a cura di D. Di Donato

Domenica, 16 Febbraio, durante la Messa, leggeremo Giovanni 8, 1-11

In questo brano, al versetto 3, leggiamo “in flagrante adulterio”. La provocazione è lanciata dagli Scribi e dai Farisei, una garanzia per mettere in scacco Gesù, qualunque giudizio avesse dato. Le prime parole degli accusatori mettono in chiaro che la donna è stata colta ep' autofôrôi(in flagrante), un termine raro e che si trova solo qui nel NT, ma è ben noto nella lingua greca. L’atto di accusa è l’adulterio (il verbo moicheuomenê nel v. 4). Inutile fantasticare sul come, dove e quando. La cosa diventa però un ottimo caso da sottoporre a Gesù, per metterlo alla prova con le sue idee circa il perdono. Gli accusatori non mettono in dubbio che sia colpevole (loro l’hanno già condannata), ma solo chiedono a Gesù come comportarsi, visto che Mosè ha ordinato la lapidazione per tale colpa.

 

 CALENDARIO

 

16/2 Domenica penultima dopo Epifania

ore 9.00: 7° incontro fidanzati

ore 15.30: Battesimi

ore 15.00 -17.30 Formazione decanale catechiste

ore 21.00: Equipe decanale Ado a Rogoredo

 

17/2 Lunedì 

ore 21.15: direttivo Primavera 2005

 

18/2 Martedì 

ore 21.00: Incontro CPP, CDO, coordinatori parrocchiali e volontari Festone

 

19/2 Mercoledì 

ore 21.00: Cenacolo

 

20/2 Giovedì

ore 15.30: S.Messa alla GECRA

ore 21.00: Equipe gruppo famiglie (per marzo)

 

21/2 Venerdì

ore 18.00: Incontro Animatori dei gruppi del Vangelo (per marzo)

ore 18.30: Gruppo Lavori in oratorio

ore 21.00 : incontri biblici per gli adulti

 

22/2 Sabato

ore 15.00: Scout Branco Riunione Corta

ore 16.00: Incontro gruppo famiglie

 

23/2 Domenica ultima dopo Epifania

ore 9.00: 8° incontro fidanzati

ore 15.00 -17.30 Formazione decanale catechiste

 

SUFFRAGI

17/2 Lunedì

ore 18.00: Pasquale, Domenica, Maria, Rocco, Pietro Congedo, Sandrini Luciano

 

18/2 Martedì

ore 18.00 Edga Castro

 

19/2 Mercoledì 

ore 18.00: Sulsenti Salvatore

 

20/2 Giovedì

ore 18.00 Reho Gerardina, Baioni Gaspare

 

21/2 Venerdì

ore 18.00 Primo, Tina, Angelo

  

ARCHIVIO

 

Hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo: Costantino Giulia; Pagano Matteo

Hanno fatto ritorno alla casa del Padre celeste: Bettè Adele Adelaide di anni 94

Susana Benedetto Santo di anni 76