Quaresima 2019. Prima settimana. Giovedì 14 marzo 2019.

a cura di Don Ligi Galli

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La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr. Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Ci vien fatto balenare davanti agli occhi del cuore ciò a cui dobbiamo tendere in questi giorni santi e benedetti da Dio. In mezzo ai nostri usuali e non banali impegni di lavoro, di famiglia, di amicizia ci vien chiesto di ascoltare una ‘musica di sottofondo’ che ci arriva da lontano; basta poco per ascoltarla, ma basta anche poco per non sentirla. In fondo la Quaresima è proprio questo: allenarsi seriamente al saper captare e distinguere la Voce in mezzo ad un continuo concerto di voci. Ci stiamo preparando per arrivare al ‘culmine dell’anno liturgico’, cioè al punto irraggiante della presenza di Gesù, Crocifisso-Risorto, in mezzo a noi.

L’immagine del culmine va letta più come indicazione del ‘centro’ che non come la salita che impegna ad ‘uscire da tutto’. Avere un centro è importante sia per la vita di tutti i giorni, sia per la fede; in realtà se vogliamo, con qualche verità, seguire l’immagine del centro dobbiamo dire che per il credente l’unico centro che sta al centro è la fede. Si tratta di vivere cerchi diversi con un unico centro. Diventando un po’  goffo e continuando con l’immagine del centro, si potrebbe dire che non perseguiamo cerchi affiancati che si intersecano come quelli delle olimpiadi, ma siamo alla ricerca di cerchi con-centrici che si sviluppano come un bel fiore da un unico centro.

Abbandoniamo l’immagine e diciamo che la Quaresima è il tempo per mettere ordine, cioè riscoprire un disegno unificante. Per far questo è necessario tagliare tutto ciò che esce dai bordi e rende il disegno confuso e sgraziato. Questo è un bellissimo e grande lavoro; è il lavoro che riporta tutto nel disegno originario di una vita che si mette in stato di offerta eucaristica di fronte a Dio e in favore del mondo degli uomini.

Siamo invitati a ‘vivere un itinerario’; questa è un’altra immagine molto forte. L’educazione di molti di noi non è basata sull’idea di compiere un cammino ma su una immagine statica per cui riempio delle ‘caselline’ (dottrinali o morali) tendenzialmente immutabili; man mano che le caselle si riempiono ho la certezza di diventare ‘più cristiano’. Camminare nella fede è un’altra cosa: c’è una strada certa (l’affidamento alle promesse di Gesù) ma su questa strada i modi di camminare, le soste, i punti dove accelerare e magari sedersi per un po’, non sono fissati da una tabella di marcia ma vengono suggeriti dallo Spirito e dal camminare in comunione con i fratelli. C’è respiro, c’è fantasia; in una parola: si cresce nella libertà dei figli di Dio.

Il senso di questo cammino è diventare più umani, cioè più simili al Signore Gesù.

 

L’itinerario è tracciato ed è un cammino di progressiva crescita nella libertà perché si è perennemente sostenuti dal perdono della misericordia di Dio.

La libertà è togliere la voglia di fare il male, di lasciare le zavorre di un bene desiderato ma non a portata di mano. Tutto questo è dono, cioè un amore pervasivo e incoraggiante (quello del Padre) che ‘libera la libertà’ per renderla capace di legarsi al bene slegandosi dal male.

E’ un percorso verso la pienezza della gioia. La gioia cristiana non è l’assenza della fatica o del dolore ma la certezza di essere accolti, sostenuti, mai rifiutati e sempre perdonati.